femminile plurale

Il Fondo Malerba per la Fotografia inaugura il programma pubblico del 2024 con la mostra femminile plurale. Lo spazio FMF di Milano è stato riallestito per l’occasione presentando una selezione delle opere appartenenti alla Collezione Malerba.

Il Fondo rinnova il suo impegno sociale portando l’attenzione sulla questione di genere. Nel solo corso del 2023, sono state più di cento le persone vittime di femminicidio (omicidio con movente patriarcale). Tuttavia il numero di donne colpite da altre forme di violenza perpetrata da uomini, quali stupro, abusi fisici e verbali e mobbing, risulta essere drammaticamente più elevato e difficilmente quantificabile.

Femminile plurale racconta e mette in luce diverse storie di donne attraverso le opere di importanti artiste e artisti internazionali: Michiko Chiyoda, Annabel Elgar, Jitka Hanzlovà, Melissa Moore, Tracey Moffat, Hannah Starkey, Luca Andreoni, Nobuyoshi Araki, Luigi Gariglio, Yasumasa Morimura.

Il percorso espositivo si apre con l’opera Nepenthes Alata (2004) di Luca Andreoni, che ritrae il fiore di una pianta di Nepente, una carnivora originaria dell’Asia meridionale, registrata per la prima volta da Carlo Linneo nel 1753.
L’etimologia del suo nome fa riferimento al libro IV dell’Odissea di Omero, in cui Polidamna dona a Elena un farmaco chiamato Nepenthes, capace di alleviare il dolore attraverso la rimozione dei ricordi.

La Nepenthes diventa dunque uno strumento per riflettere sulla complessità che la vittima di violenza vive nel tentativo di superare il trauma di quest’ultima, oltre a richiamare l’attenzione su un trauma collettivo, che coinvolge tutte le donne (consciamente o inconsciamente) impedendo loro di vivere con naturalezza e libertà il proprio quotidiano.

Nel contesto dell’odierno dibattito sulle questioni di genere, femminile plurale diventa una piattaforma di dialogo, promuovendo la consapevolezza e stimolando la riflessione su come la società può evolvere verso un futuro più equo. Un futuro a cui gli uomini possono contribuire, riconsiderando il proprio ruolo sociale e riflettendo consapevolmente sui privilegi che possono derivare dalla cultura patriarcale. Le fotografie testimoniano l’urgenza di superare stereotipi dannosi e la necessità di intraprendere un percorso di cambiamento e comprensione reciproca.

È allora di cruciale importanza appellarsi nuovamente alla coscienza collettiva per diffondere la speranza di un cambiamento, e ribadire le parole dell’attivista Cristina Torres Caceres che tanto hanno risuonato negli ultimi mesi del 2023:

Se domani sono io, se domani non torno, distruggi tutto.
Se domani tocca a me, voglio essere l’ultima.